Zaccaria Gioacchino

Zaccaria Gioacchino

Gioacchino Zaccaria
Lo scultore dagli abili giochi di prospettiva

Francesco Milizia, il teorico del neoclassicismo, oritano di origine, alla voce Bassorilievo nel suo

Dizionario delle arti del disegno, rifacendosi all’Enciclopedia metodica, nel 1797 scrisse ciò che ho pensato di riassumere vedendo io oggi i legni scolpiti da Gioacchino Zaccaria, conterraneo di quel maestro, critico d’arte, per spiegare quella tipologia della scultura che altri teorici avevano ritenuto e ritengono strettamente legata alla pittura.

Milizia scrisse intanto che ogni “rilievo” figurativo “è scultura aderente al fondo” e che si dice “altorilievo se le figure sono intere e come spiccate dal fondo, ”mezzorilievo” se “non escon dal piano che per metà del loro corpo”, bassorilievo” se “hanno sì poco aggetto che paion spianate sul fondo”.

Zaccaria Gioacchino scultore
Zaccaria Gioacchino scultore

Le distinzioni, date dalle tre voci alle tre rese scultoree, sono tutte miliziane poiché si legge nella stessa voce che “l’uso fa chiamar bassorilievi tutte e tre queste specie di rilievi”.

Gioacchino Zaccaria nei suoi pannelli di legno, ove riproduce monumenti architettonici, distingue i piani collegando le capacità sue di scultore che ricordano le teorie sui rilievi di Leonardo da Vinci, Giorgio Versari e Cesare Brandi a quella di ogni buon pittore. Quando infatti, per pochezza di spessore, il rilievo è minimo, egli rende, con abili giochi di prospettiva, l’illusione ottica di inesistenti aggetti e profondità e come diceva Bernini, “per far avere rilevata cosa non rilevata”.

In questo è l’impegno dello scultore, diverso da quello del modellatore, perché costretto solo a togliere materia, senza poterla aggiungere, per liberare il soggetto concepito o da riprodurre.

Gioacchino Zaccaria alle rappresentazioni, riprese da modelli disegnati dal vero o fotografati, senza scandalo perché anche Paolo Minghetti dipinse le sue opere d’arte con l’ausilio della fotografia, dà corpo con vuoti e pieni, luci e ombre e certa personale cifra che scopre, comunque e sempre, abilità d’intaglio.

La serie dei pannelli con le immagini dei castelli di Puglia esposta, come primizia, in Bari, capoluogo della regione che da quei monumenti è quasi identificata e ne è prova la circolazione in tutta Europa ove circola il centesimo di euro con l’imponente Castel del Monte, merita particolare attenzione. Essa invita a visitare quei castelli e a penetrare nella storia regionale in maniera discreta e accattivante; invita come invitarono le fotografie di Mimmo Castellano pubblicate dall’Ente Provinciale del Turismo nel 1966, il volume di Raffaele De Vita, Castelli, torri ed opere fortificate di Puglia, edito dalla sezione Puglia dell’Istituto Italiano dei castelli nel 1974, e il catalogo della mostra Castelli e cattedrali di Puglia curato da Clara Gelao nel 1999.

Gioacchino Zaccaria è figlio d’arte. Da piccolo ha lavorato il legno nella bottega del padre, poi è stato ”colletto bianco”, ora è tornato a usare scalpelli, sgorbie e quant’altro usarono e usano i buoni maestri scultori che dalla pietra, dal legno tirano fuori le loro opere.

“L’invenzione – scrisse il già ricordato Milizia – è la facoltà di unire in maniera nuova le idee ricevute”, quelle idee che tutti riceviamo fin dal nascita e che assembliamo e riproponiamo, sempre con esiti diversi, per utilmente comunicare con gli altri.

Francavilla Fontana, città ove è nato Gioacchino Zaccaria, non è nuova alla comunicazione attraverso l’arte figurativa. Ivi nacque, sul finire del secolo XV, Raimondo da Francavilla, autore delle sculture a rilievo del portale della Chiesa Matrice di Manduria, e nel XVIII secolo nacque Donato Antonio di Milato, autore delle sculture del pulpito della chiesa del Carmine e di una Sant’Anna in legno e di tutti gli ornati che animano la facciata della Matrice di Francavilla: opere, sia quelle rinascimentali del primo, che barocche del secondo, forse non inventive, ma chiaramente leggibili, magistrali e formative come parte delle stesse opere di Gioacchino Zaccaria, testimone il più vicino a noi sul percorso che potrà portare, si spera, all’alto podio ove Arte incontra gli artisti.

Rosario Jurlaro